Piccolo non è più bello nello shipping italiano


Nell’industria italiana dei trasporti e della logistica “piccolo è bello” non esiste più.

Il tema è tornato d’attualità con l’intervista appena rilasciata dal presidente di Confetra, Nereo Marcucci (leggila su MF-MilanoFinanza o su Ship2Shore) che, parlando di futuro del settore, ha detto: “[…] ci sono anche i terminal portuali per i carichi rotabili, multipurpose, i terminal rinfuse e i terminal crociere, la cui dimensione dobbiamo domandarci se corrisponda a una dimensione ottimale o se è figlia ancora degli ultimi 20 anni quando a nessuno veniva negato un pezzetto di terra e una piccola banchina. Bisogna capire se tutto questo corrisponda alle dinamiche di mercato in corso. La mia opinione è che non corrisponda più alle dinamiche attuali e che le Autorità di sistema portuale dovrebbero, alla scadenza naturale delle concessioni (in molti porti previste nel 2020, ndr), fare un’opera di sensibilizzazione o comunque utilizzare gli strumenti a loro disposizione per aggregare. Oggi piccolo è bello non mi pare che funzioni”.

E’ davvero così? I fatti degli ultimi tempi dicono di sì.

Sono sempre di più i casi di aziende piccole e/o a conduzione familiare in Italia che, per ragioni differenti, preferiscono o si trovano costrette ad abdicare cedendo l’attività a un player con le spalle più forti. Solo negli ultimi mesi mi viene in mente il Savona Terminal Auto ceduto a Grimaldi, il Terminal Rinfuse Genova ceduto a Msc e Spinelli, il Gruppo Messina destinato ad accogliere nell’azionariato un colosso come Msc, Spinelli che ha aperto il capitale al fondo Icon Infrastructure, GIP ceduta a Infracapital e Infravia, il Terminal Multiservice di Marghera prima passato al Gruppo Bogazzi e ora, pare, destinato a Spinelli che a sua volta entrerà presto nel Salerno Container Terminal.

Impossibile negare che nei porti italiani abbia preso avvio una nuova e significativa fase di consolidamento. A comprare sono i grandi gruppi (Msc e Grimaldi in primis) ma anche i fondi d’investimento che qualcuno demonizza o, per usare un eufemismo, vede con sospetto. Quest’ultimi non fanno altro che investire in aziende con potenzialità di crescita e colgono opportunità in mercati dove la frammentazione è ancora marcata. Quale migliore occasione dei porti italiani?!

Senza dimenticare, come rileva sempre Marcucci, che gigantismo navale e concentrazione fra vettori marittimi stanno comportando nel business del trasporto marittimo di container un’ulteriore selezione naturale dei terminal portuali anche in Italia.

E i primi dati (previsionali) sui volumi di container movimentati nei porti italiani (leggi le statistiche su TrasportoEuropa o su MF-MilanoFinanza) confermano che nel 2017 pochi scali di destinazione finale crescono molto (+10%) mentre soffrono (-14%) i sempre meno terminal di transhipment attivi in Italia.

Il consolidamento prosegue e i piccoli hanno fretta di decidere cosa faranno da grandi…

 

 

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3 pensieri su “Piccolo non è più bello nello shipping italiano

  1. Il gigantismo Portuale e Navale purtroppo per noi avanza inesorabilmente.

    Se L’Alto Adriatico in tema di ammodernamento delle proprie infrastrutture “Porti e reti Ferroviarie” non si sveglia in tempo sarà inevitabilmente emarginato e quindi tagliato fuori dai principali flussi merceologici, poiché le strategie che l’Armamento come dimostrano chiaramente non solo la MAERSK tendenzialmente privilegiano l’incremento delle capacità di trasporto dei loro Vettori andranno avanti per questa strada.

    Tutti dovremmo essere ben coscienti che la situazione per l’Alto Adriatico non è purtroppo molto tranquilla, poiché non essendo come lo è il Tirreno un mare lambito e toccato dai più importanti flussi merceologici in transito nel Mediterraneo, noi dovremmo prender atto che per far si che l’Armamento decida di convogliare e far risalire i suoi Vettori inevitabilmente sempre più capienti ed una conseguente massiccia quota dei loro traffici verso i nostri sbocchi al mare, le opere che dovremmo pianificare/cantierizzare per far si che L’Alto Adriatico sia realmente competitivo nei confronti della Portualità Nord Europea, dimostrando con i fatti e non soltanto a parole di voler eliminare almeno in parte l’attuale nostro notevole “gap infrastrutturale/tecnologico” ed essere quindi in futuro realmente in grado di movimentare e smaltire annualmente gli elevatissimi volumi di merci che normalmente e senza affanni nel terzo millennio un Hub di rilevanza Internazionale deve poter gestire e smaltire.

    Penso che a tal proposito sia in parte anche giustificato esprimere qualche perplessità in merito all’annunciata “politica dei piccoli passi con i motori al minimo” recentemente menzionata in varie sedi dai nostri Ministri, Politici, ed Amministratori, che di fatto esclude che attualmente ci sia una reale esigenza di dover pianificare e cantierizzare un corposo ammodernamento del nostro datato assetto infrastrutturale.

    Le perplessità sono in parte da imputare alla mia consapevolezza che dobbiamo confrontarci e competere in un contesto dove i nostri antagonisti vicini e lontani “con ammirevole ed invidiabile lungimiranza” e ben coscienti degli enormi ritorni economici che le economie del mare sono solitamente in grado di generare, ormai da decenni hanno messo “il turbo nei loro motori di sviluppo” per pianificare la realizzazione di nuove ed importanti opere infrastrutturali sia Portuali che Ferroviarie, per poter generare indispensabili e significativi stimoli ed interessi nei confronti di Terminalisti ed Armatori ed anche Imprenditori di caratura Internazionale.

    Per concludere penso che se voliamo realmente sfruttare le enormi potenzialità del Corridoio Baltico Adriatico e le notevoli ed opulente opportunità offerte “dalle Nuove Vie Della Seta” sia il caso di tenere in debita considerazione e possibilmente anche cercare di condividere ed emulare le lungimiranti linee di pensiero che caratterizzano da decenni le politiche economiche dei Paesi Nord Europei.
    Paesi i quali sono da sempre convinti che più consistenti sono le quote dei flussi merceologici che si riesce a catalizzare e far approdare e convogliare attraverso i propri Territori e più consistenti e molteplici saranno conseguentemente le occasioni di crescita e sviluppo per il Tessuto Economico Imprenditoriale, per avvalorare questa mia affermazione credo sia sufficiente dare un’occhiata ai grandi Porti del Nord Europa ed alle molteplici e variegate e sopratutto molto redditizie attività Logistico/Manifatturiere che sono proliferate nei loro hinterland.

    BRUNELLO ZANITTI Giuliano
    http://sceltemancate.trieste.it

  2. Sebbene non sia certo semplice costituire nuovi poli aggreganti mettendo insieme culture aziendali e manageriali molto diverse, l’opportunità è seria e molto interessante. Staremo a vedere …

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